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Lucio Oliveri

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Biografia
Lucio Oliveri nacque nel 1934 a Milano, dove tuttora vive e lavora. La vocazione artistica di Lucio scaturì nel 1954 a soli diciannove anni, al momento della morte del padre, decidendo di eseguirne il ritratto in plastilina in virtù della sua devozione nei confronti del genitore, da Lucio stesso definito “un piccolo grande uomo, piccolo di statura ma grande per la sua intelligenza, generosità, onestà e umanità”, un uomo tra l’altro dedito al lavoro in modo stakanovista; e fu proprio la sua capacità e creatività di imprenditore che permise alla moglie ed ai suoi cinque figli di vivere nel benessere ed in un clima di serenità nonostante fosse il periodo dei tragici avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. L’infanzia dell’artista fu nei pressi del Duomo e poi del Castello Sforzesco dove visse fino all’ottobre del 1942 quando avvenne il primo pesante bombardamento di Milano, dopodiché si trasferirono a Binasco, il paese d’origine. Dopo due anni fu bombardato anche Binasco, per cui la famiglia Oliveri ritornò nel proprio appartamento milanese. La madre di Lucio Oliveri era una vera donna di casa, pilastro portante anche dal punto di vista spirituale per la famiglia in quanto era una donna estremamente religiosa al punto da trasmettere una forte fede anche ai suoi figli tramandando loro armonia e serenità oltre che un forte senso dell’unità familiare, cosa che ai tempi moderni risulta così ardua. I fratelli e l’artista stesso, dopo la morte del proprio amato padre, collaborarono insieme in modo pacifico nell’azienda lasciatagli dal genitore dopo la sua morte. Ancor prima di avere la passione della scultura, scaturita da un momento di perdita emotiva, Lucio aveva avuto modo di mettere alla prova le sue capacità manuali con piccole macchine con le quali costruiva piccolissimi componenti di ricambio per orologi da polso, regali del padre, che forse aveva già intuito le potenzialità di suo figlio. Le vacanze estive, trascorse con i migliori maestri orologiai, conoscenti del padre, erano un ulteriore momento di affinamento della sua mentalità perfezionista e della sua manualità. Il giovane Lucio, aveva inoltre visitato con il padre le più importanti aziende svizzere e tedesche di orologeria, dove si costruivano ancora manualmente i delicati componenti indispensabili al raggiungimento della massima precisione nella lettura del tempo. Questo apprendistato quindi non può che aver affinato le capacità naturali del giovane Lucio e averlo preparato al suo lavoro artistico. La riuscita del busto del padre, che è divenuta una sorta di testimonianza dell’eredità spirituale paterna, ha spronato il giovane Oliveri a continuare a scolpire nel tempo sottratto al lavoro e alla famiglia. Negli anni settanta frequentò per sette anni il corso di scultura del maestro Franco Zazzeri, al Centro Artistico Culturale Milanese, completando la propria formazione di autodidatta. Zazzeri gli ha insegnato le tecniche esecutive, sostenendolo nella sua ricerca, permettendogli di formarsi un’identità autonoma e di non sottostare alle correnti alla moda. Dopo un inizio figurativo classico, che gli permise di approfondire e quindi di appropriarsi dell’anatomia umana e animale, Oliveri sentì la necessità di trovare una sua linea espressiva riconoscibile. Questa ricerca lo portò a concentrarsi su alcune tematiche che divengono ricorrenti nella sua produzione artistica, temi conduttori che tendono a ritornare senza peraltro ripetersi, e che piuttosto fanno pensare a variazioni musicali di frasi tematiche: la danza classica, la donna, l’arte sacra. L’occhio attento di Oliveri esalta l’armonia dei movimenti delle sue danzatrici; la donna, sintesi di grazia e bellezza, è presente in quasi tutte le sue opere e rispecchia il ruolo di protagonista che lo scultore le ha attribuito, in virtù della figura materna che egli stesso ha vissuto. Nella donna Oliveri vede l’angelo della famiglia, colei che la sorregge nei momenti di difficoltà; a lei sono connessi i temi della maternità, della famiglia, della tenerezza della coppia, espressa anche solo dall’unirsi e sfiorarsi delle mani. In tutta la produzione artistica di Oliveri si coglie la sensibilità di un attento indagatore degli stati d’animo e la capacità di riprodurre le più svariate sfumature. Questi elementi traspaiono esplicitamente anche nei titoli che l’artista sceglie per le sue opere. Oliveri dunque si cimenta sovente con figure femminili, ad esempio colte in postura di danza; evidentemente complesse dal punto di vista dell’esecuzione, sono sculture di grande vitalità, dove sono messi in primo piano l’equilibrio ed il ritmo della figura. Il culto che Oliveri professa per la figura femminile non ha certamente nulla a che vedere con il maschilismo di tanta altra scultura, dove la donna è spesso vissuta e raccontata in chiave di desiderio o di paura. Qui c’è piuttosto l’esaltazione di una bellezza depurata dall’erotismo, castamente amorevole, compagna ed amica piuttosto che antagonista in una guerra dei sessi. Qui il corpo visto in modo innocente diviene un paesaggio dell’anima, diviene un prodotto di alto virtuosismo e di equilibrio. Per quanto concerne l’armoniosità della donna vista da Oliveri, si osserva anche la valenza amorosa che lo scultore imprime al tema della maternità, un tema a lui molto caro in cui, il rapporto tra madre-figlio, si esplica in un messaggio di tenerezza, amore e incanto costante. Da anni Oliveri si identifica in un figurativo personalizzato volto ad esprimere stati d’animo, atteggiamenti umani, attraverso la sintesi e l’essenziale della figura umana. Il critico d’elezione di Oliveri è il prof. Paolo Levi responsabile artistico della Editoriale Giorgio Mondadori che asserisce: “Oliveri ha avuto sin dall'inizio la fortuna di portare in luce quelle qualità creative, per cui forma e contenuto si sanno coniugare con sapienza, in una visione strutturalmente compiuta. Pur partendo da una formazione eminentemente classica, egli ha poi saputo elaborare la sua visione personale della forma scultorea, che in lui si esplica attraverso una grande sensibilità e una capacità manuale che, giocando sull'essenza ed evitando il decorativismo, conferisce il massimo risalto al contenuto figurale ...”. Dobbiamo dire che Oliveri evita sapientemente le tentazioni di un facile decorativismo.   Mentre Il Prof. Vittorio Sgarbi sul Maestro: " Lucio Oliveri è uno scultore che utilizza il bronzo senza essere prigioniero di finalità puramente estetiche, ma per consentire all'osservatore di apprezzare la consistenza e le potenzialità espressive di questa materia. La superficie di questi lavori è in parte rugosa, dove l'ombra viene imprigionata e conservata, in parte liscia e specchiante, dove la luce gioca di riflesso ... "   La tradizione pittorica e scultorea classica ci ha insegnato ad apprezzare la valenza artistica di un ritratto a partire dalle mani che, con lo sguardo, sono probabilmente l’elemento della figura umana più complesso dal punto di vista esecutivo. Ebbene, sono proprio le mani uno dei motivi più emblematici di questo artista: sono forme di straordinaria efficacia, di forte personalità, esplicitamente femminili nelle proporzioni e densamente drammatiche. E’ qui evidente l’influsso dell’iconografia sacra classica che però Oliveri cita in modo del tutto inedito, ed è proprio attraverso le mani che svolge una narrazione allusiva, un racconto di amore e dolore, così come di grazia e dolcezza. In una sorta di operazione concettuale inizia a staccare le teste dalle mani, creando visi-maschera vuoti all’interno, o mani in riposo che sostengono un viso immerso nel sonno (ad esempio l’opera Riposando). Oliveri si stacca dagli scultori del XX secolo grazie ai suoi caratteri peculiari che vanno letti in una duplice chiave di lettura: in primo luogo la frammentazione dei singoli elementi della struttura del corpo umano, che agisce da sottolineatura espressiva; e poi l’invenzione poetica e narrativa che offre all’osservatore lo spazio vuoto come sottotraccia del non detto, per cui, paradossalmente, è proprio il vuoto ad interloquire con l’osservatore, in un dialogo emblematico ma del tutto esplicito. In Oliveri c’è anche il bisogno di essere libero dai conformismi, di esprimere i suoi stati d’animo, è estremamente versatile, e di questa sua dote naturale riconosce i meriti alla sua famiglia, ai suoi genitori che gli anno lasciato in eredità la saggezza e l’orgoglio del lavoro che deve essere compiuto con maestria; difatti gran parte delle sue opere esaltano i gesti d’amore, l’unione familiare, la nascita e la crescita, oltre che il conferimento di un tratto semi sacrale. Oliveri vive proprio una propria autonomia espressiva, aderendo alle tematiche, i pensieri, gli stati d’animo che gli sono più cari. La forte religiosità di Oliveri si esprime non solo attraverso le icone del sacro, come ad esempio l’opera Crocefisso, ma anche attraverso immagini più immanenti e laiche. Si tratta appunto di una forte carica di religiosità, peraltro del tutto immanente, dove l'amore e il dolore, la vita e la morte sono i motivi conduttori di un'iconografia dal denso impatto emotivo. In Armoniosamente (vedi foto), il Maestro ritrae una fanciulla che suona l’arpa: il tutto è trasfuso di leggerezza e luce. Ogni parte del corpo femminile vive qui una vita propria: le braccia, le mani, il corpo e la testa giocano su di un equilibrio ritmato, caldo e magico. I grandi vuoti riempiono lo spazio, come se la vera materia scultorea fosse l’aria modellata dalla mano di un artista che, grazie alla forza del suo equilibrio creativo, non necessita più di un disegno preordinato, ma solo della sua geometria interiore. Armoniosamente è pur sempre un omaggio alla bellezza femminile ma, soprattutto, è allusione sonora fatta di vibrazioni. Si avverte nel lavoro di Oliveri il superamento della classicità, ma nel contempo sussiste in lui il gusto di conservare la traccia di un artigianato di antica memoria, soprattutto esercitato nella perizia manuale della formulazione preliminare dell'oggetto destinato alla fusione; trattasi di una equilibrata mediazione tra la sintesi del linguaggio plastico moderno e la tradizione che desidera conservare   NB   Socio del Centro Artistico Culturale Milanese. Socio della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano. Socio della UCAI Unione Cattolica Artisti Italiani, sezione di Milano. NB Ha partecipato a numerose manifestazioni artistiche e ha allestito mostre personali in tutta Italia ed all’estero, ricevendo premi e riconoscimenti. Tra essi: -Mostre collettive in Italia e all’estero -Mostre personali in Milano, Roma, Mantova, Como, Imola, Brescia, Piacenza, Castellanza, Dolceacqua, Fortunago, Nizza, Montecarlo, Mougins (Francia) -Stand personali in Fiere d’Arte delle quali sette all’estero -Eventi in Roma, Milano, Firenze, Salerno, Mougins, Montecarlo, Lugano, San Patrignano -Totale manifestazioni -Premi dei quali 21 primi e 6 secondi
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